LE LIRICHE E LA FIERA

LE LIRICHE E LA FIERA

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Allora davanti a noi passarono i cavalli: passarono cavalli grigi e morelli, cavalli baj, cavalli sauri, cavalli pomellati; passarono al passo, al trotto, al galoppo destro, al galoppo sinistro, in appoggio e caracollo.

Ad ogni nuovo cavallo che appariva io dicevo: “Voglio questo!” Specialmente mi colpì un magnifico baio con due belle calze bianche sulle gambe posteriori.   Ma il professore di filosofia con cipiglio da conoscitore sentenziò: “ Balzano da due vale quanto un bue”.   E questo mi raffreddò.    Indi ne apparve uno tutto bianco colla coda lunga e la criniera increspata come se gli avessero fatto l’ondulation Marcel. “Questo!” esclamammo in coro tutti e tre; ma il cavalier Rossi si affrettò a spiegare che il puledro, un arabo puro sangue, apparteneva alla cavallerizza del Circo Equestre Americano; e lo fece ricondurre via. Ma ecco comparire un altro stallone, un morello altissimo, quasi gigantesco: breve coda irrequieta, orecchie mobili, nervose, occhi lampeggianti in cui balena nell’angolo il bianco iniettato di caffè. Entrò con passo danzante, alzando i piedi come se la terra gli facesse schifo. Era tutto nero, eccetto i calzerotti bianchi alle gambe posteriori e uno alla gamba anteriore.    “E’ magnifico!” esclamai.    E il professore al mio fianco citò: “Balzano da tre, cavallo da re!”    “E’ questo, è questo ch’io voglio” dissi con fervore.    “Pare il cavallo dell’Apocalisse” disse il professore.

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Il libro è previsto per l’autunno 2021

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