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Una feroce libertà

Nel novembre 1972, nell’aula del tribunale di Bobigny, Gisèle Halimi difendeva Marie-Claire Chevalier e la madre: la prima accusata dal suo stupratore per aver interrotto illegalmente la gravidanza, la seconda per aver aiutato la minorenne a disporre liberamente del suo corpo. Fra insulti, brutale misoginia e le urla di supporto delle altre sorelle in piazza, si chiudeva uno storico processo che avrebbe aperto le porte, pochi anni dopo, alla legge Veil. La più irrispettosa delle avvocate, ancora una volta, era riuscita ad infiammare l’opinione pubblica, puntando il dito contro gli abusi machisti e le leggi antiquate. Come aveva già fatto con le partigiane torturate durante la guerra di indipendenza algerina, come avrebbe continuato a fare per la libertà dei più deboli ed emarginati. Dando un lampante esempio di disubbidienza civile e innaffiando di linfa vitale il movimento femminista del vecchio continente.

Fra le pagine di questa lunga intervista rilasciata a pochi mesi dalla sua scomparsa, Gisèle Halimi ritorna sulle tappe essenziali del suo percorso, dall’infanzia tunisina agli albori del movimento Me too, ed esorta le nuove generazioni a costruire con selvaggia determinazione quel mondo equo per il quale ha lottato tutta la vita.

Pagine: 144
ISBN: 979-12-80690-17-3
Uscita: Maggio 2024

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17,00

Gisèle Halimi (1927 – 2020) è stata un’avvocata, scrittrice e deputata francese di origini tunisine. Con alcuni processi passati alla Storia, ha impresso una fondamentale spinta alle lotte per i diritti civili. Nel 1971 ha fondato insieme a Simone de Beauvoir il movimento Choisir la cause des femmes. Gisèle fu sempre sostenuta da un gruppo di intellettuali e amici fra i quali Henry Cartier-Bresson, che la seguiva ovunque, con la sua piccola Leica in mano. Dominique, la terza moglie di Pablo Neruda, fu sua intima amica: ‘Pablito’ la chiamava “la bella donna dagli occhi tristi”. Halimi stimò molto Noam Chomsky, linguista e intellettuale, “così libero nelle sue denunce ai discorsi ufficiali”. Romain Gary, di cui fu anche l’avvocata nell’affare Ajar, la affascinò. “Amo le persone come lui,” diceva: “libere e infuocate”.

Annick Cojean (1957) è giornalista e reporter. È autrice di numerose pubblicazioni, fra le quali Les hommes aussi s’en souviennent, lunga intervista a Simone Veil sulla legge francese per l’aborto del 1974.

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